ROCCELLA E LODIO: il branco, capro espiatorio e algoritmi #1561 cover art

ROCCELLA E LODIO: il branco, capro espiatorio e algoritmi #1561

ROCCELLA E LODIO: il branco, capro espiatorio e algoritmi #1561

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L’odio online non è (solo) “colpa dei cattivi”: funziona come un branco transitorio che si coagula attorno a un bersaglio, lo travolge e poi si scioglie per riformarsi altrove. Il singolo commento è individuale nell’esecuzione, ma collettivo nel “permesso”: scrivi perché vedi migliaia di altri farlo e ti senti una goccia nel mare. E quando la vittima è trattata come un simbolo, non come una persona, il dolore sparisce e resta soltanto lo scontro tra bandiere.

La dinamica è antica: capro espiatorio (René Girard) e massa che cerca un bersaglio (Elias Canetti). I social cambiano soprattutto tre cose: abbassano il costo dell’aggressione (un like, un commento), tolgono la chiusura rituale (l’odio non finisce mai) e - qui sì - introducono un incentivo economico: piattaforme e algoritmi premiano ciò che genera engagement. La compassione è lenta, la rabbia vola.

Gli algoritmi non inventano l’odio, ma ne falsano le proporzioni: rendono ipervisibili pochi nodi rumorosi e trasformano la visibilità in contagio, abbassando la soglia di chi era indeciso. Il punto finale è politico e sociale: se mancano spazi reali dove elaborare il conflitto, la rete diventa il luogo in cui lo si scarica, scegliendo una vittima alla settimana.

00:00 Dal caso al meccanismo
01:14 Le domande chiave
03:04 Odio di branco transitorio
07:40 Quando una persona diventa simbolo
08:55 Disimpegno morale (Bandura)
11:46 Girard e Canetti: dinamiche antiche
14:29 Cosa cambiano i social
18:27 Viralità: rabbia batte empatia

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