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Ciao, Internet! con Matteo Flora

Ciao, Internet! con Matteo Flora

By: Matteo Flora
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Io sono Matteo Flora, mi occupo di #Reputazione Digitale, la insegno in Università e faccio consulenza ad Aziende, Enti e Professionisti con le mie aziende.
E con Ciao, Internet! racconto come la Rete ci cambia.Copyright Matteo Flora
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  • ROCCELLA E LODIO: il branco, capro espiatorio e algoritmi #1561
    Jul 1 2026
    L’odio online non è (solo) “colpa dei cattivi”: funziona come un branco transitorio che si coagula attorno a un bersaglio, lo travolge e poi si scioglie per riformarsi altrove. Il singolo commento è individuale nell’esecuzione, ma collettivo nel “permesso”: scrivi perché vedi migliaia di altri farlo e ti senti una goccia nel mare. E quando la vittima è trattata come un simbolo, non come una persona, il dolore sparisce e resta soltanto lo scontro tra bandiere.

    La dinamica è antica: capro espiatorio (René Girard) e massa che cerca un bersaglio (Elias Canetti). I social cambiano soprattutto tre cose: abbassano il costo dell’aggressione (un like, un commento), tolgono la chiusura rituale (l’odio non finisce mai) e - qui sì - introducono un incentivo economico: piattaforme e algoritmi premiano ciò che genera engagement. La compassione è lenta, la rabbia vola.

    Gli algoritmi non inventano l’odio, ma ne falsano le proporzioni: rendono ipervisibili pochi nodi rumorosi e trasformano la visibilità in contagio, abbassando la soglia di chi era indeciso. Il punto finale è politico e sociale: se mancano spazi reali dove elaborare il conflitto, la rete diventa il luogo in cui lo si scarica, scegliendo una vittima alla settimana.

    00:00 Dal caso al meccanismo
    01:14 Le domande chiave
    03:04 Odio di branco transitorio
    07:40 Quando una persona diventa simbolo
    08:55 Disimpegno morale (Bandura)
    11:46 Girard e Canetti: dinamiche antiche
    14:29 Cosa cambiano i social
    18:27 Viralità: rabbia batte empatia

    #odioonline #algoritmi #psicologiasociale #socialmedia #caproespiatorio
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    40 mins
  • W33K Ep.27 - Sono vivo, Roccella e lOdio, la polarizzazione di meglio una di meno... ~ 29.06.2026
    Jun 30 2026
    ✨ W33K: il Lunedì che fa la differenza!

    Sono tornato, sono vivo, e parliamo un po' di cosa è successo. Ma parliamo anche di odio...

    L’odio online non è (solo) una somma di individui cattivi: è un comportamento di branco che si forma, travolge un bersaglio e si scioglie, pronto a ricomporsi sul prossimo pretesto. Il singolo commento è personale nell’esecuzione, ma collettivo nel “permesso”: scrivo perché vedo migliaia di altri farlo e mi convinco di essere irrilevante, quindi innocente.

    Quando una persona diventa simbolo, smette di essere percepita come individuo: diventa una lavagna su cui proiettare un conflitto più grande. Qui entra il “disimpegno morale” (Albert Bandura): ci si racconta di stare punendo il Male, non infierendo su qualcuno che soffre. Girard (capro espiatorio) e Canetti (massa e potere) descrivevano già dinamiche simili: i social non cambiano la natura umana, ma abbassano il costo dell’aggressione, eliminano la chiusura rituale e soprattutto monetizzano l’engagement.

    Gli algoritmi non inventano l’odio, ma ne falsano le proporzioni: rendono ipervisibile la minoranza rumorosa e trasformano rabbia e indignazione in carburante. Il risultato è una società che perde spazi fisici di elaborazione del conflitto e delega alle piattaforme una liturgia continua: un bersaglio alla settimana, un linciaggio, poi il prossimo.

    00:00:00 Sigla e apertura
    00:03:22 Ritorno in live e saluti alla chat
    00:03:51 Racconto del grave incidente stradale in moto
    00:07:09 Spiegazione delle sigle musicali generate con intelligenza artificiale
    00:13:08 Festeggiamenti per il traguardo di 312.000 iscritti sul canale
    00:16:12 Novità sul corso e moduli multi-agente
    00:27:38 Introduzione del tema: l'odio online e il caso Roccella
    00:31:02 Sociologia del branco virtuale come massa transitoria e indeterminata
    00:33:05 Teoria dei ''Transit Dogpile Groups'' e gradiente della rabbia
    00:35:52 Trasformazione delle persone in simboli e bersagli senza colpa
    00:36:36 Il meccanismo psicologico del disimpegno morale di Albert Bandura
    00:39:39 Teorie classiche del capro espiatorio e della folla (Girard e Canetti)
    00:42:25 Effetto disinibizione online e crollo dell'empatia senza contatto visivo
    00:43:19 Modello economico dei social basato sulla monetizzazione dell'indignazione
    00:46:40 Algoritmi e viralità delle emozioni negative rispetto alla compassione
    00:50:41 Analisi dei dati della mappa delle intolleranze di Vox Diritti
    00:53:51 I premi intangibili del branco: appartenenza e superiorità morale
    01:00:35 La scomparsa degli spazi fisici di mediazione del conflitto sociale
    01:06:14 Analisi del caso fake news del falso gruppo Facebook antifemminista
    01:08:32 Manipolazione dei troll, gaslighting ed esibizionismo morale degli attivisti
    01:23:00 Chiusura della live, saluti finali
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    1 hr and 36 mins
  • MARI VS MURGIA ALLO STREGA: perchè le scuse di Michele Mari non reggono #1560
    Jun 24 2026
    Le “scuse” di Michele Mari, diffuse tramite una nota dell’ufficio stampa Einaudi dopo le frasi attribuitegli su Michela Murgia durante il tour del Premio Strega, sono un caso di scuola di crisi autoinflitta: non tanto per il fatto originario (che resta una questione di testimonianze), quanto per come il testo prova a governare la narrazione e finisce per peggiorarla.

    Quindi per esercizio facciamo al solito l'analisi:
    - il canale scelto (nota fredda, non prima persona)
    - l’ancoraggio iniziale su “voci incontrollate”
    - la negazione come scommessa quando ci sono testimoni
    - e soprattutto la contraddizione che annulla tutto: negare e insieme “scusarsi”.

    Il comunicato sposta il bersaglio delle scuse su Teresa Ciabatti invece che sul pubblico realmente ferito dall’offesa percepita verso Murgia
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    50 mins
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